IL MATTONE

ovvero una contro-agenda per il contro-uomo

Como, Villa Triste, 8 Marzo 2021

«Mi manca la coerenza, non ce l’ho, 

non la voglio, te la regalo tutta vecchio!»

– Scolarca mattonista, sec. XX

PREMESSA

La gestione scellerata e suicida della pandemia da Covid-19 ha rappresentato un disastro per l’umanità. Il processo di degenerazione della società non può essere arrestato, ma deve altresì essere accompagnato alla sua naturale conclusione.

Il mondo post-moderno è letteralmente la centrifuga di una lavatrice che gira impazzita e inarrestabile: il mattonista nemmeno tenta di fermarla. Egli apre l’oblò e ci getta dentro un mattone.

1. Il mattone non è un movimento politico. Esso si caratterizza piuttosto come una forma di adesione assoluta e immediata – non mediata – a un principio, un’idea, un’istanza: il secco rifiuto del paradigma dell’uomo-soia post-pandemico.

1.1 Per gli uomini-soia, la pandemia rappresenta l’unico modo per sentirsi partecipi di un epos collettivo, tramite azioni che siano alla loro portata: stare a casa o coprirsi il volto. L’uomo-soia sceglie di non vivere per non correre il rischio infinitesimo di morire, o per la paura in lui instillata di nuocere al prossimo. 

1.2 Il mattonista, al contrario, rigetta i falsi mythoi della narrazione mediatica e mediata, opponendo loro le uniche categorie antropologiche ancora contestualmente valide nel mondo post-pandemico, vale a dire la vecchia dicotomia servo/uomo libero. L’obiettivo contingente del mattone, se mai ve ne fosse uno, sarebbe proprio quello di riunire tutti gli uomini liberi di questo mondo.

1.2.1 Chi ha il mattone è uno di noi, benché ci dissociamo sin d’ora da chiunque abbia il mattone. Il mattone è una libera associazione di dissociati.

1.2.2 Unironicamente, puoi avere il mattone anche senza avere letteralmente il mattone, qualsiasi cosa esso significhi. Allo stesso modo, il possesso non vale titolo.

1.3 Il mattonismo si configura come una dottrina spirituale pre-politica, trascendente e antropologica. Il mattone, tra le altre cose, è reazione allo stato puro, pura accettazione della disfatta e conseguente ritirata strategica dal mondo, rinuncia a qualunque velleitarismo. Una sorta di ascesi, a un tempo mesta e gioconda. Il mattone è la ricerca di una via d’uscita dai vaneggiamenti della post-modernità, oltre a esserne esso stesso una plausibile meta.

1.3.1 Essendo una dottrina spirituale, il mattone non ha contenuti ufficiali né idee fisse intorno ad alcunché. I singoli mattonisti le hanno senz’altro, ma esse restano del tutto personali e non riconducibili in alcun modo al movimento nel suo complesso, da cui ognuno si dissocia, sempre e comunque.

1.3.2 Il mattonismo infatti non ha patria, se non nel mattone, e non ha compatrioti se non i mattonisti.

1.3.3 Il mattonismo perciò rifiuta qualunque forma di discriminazione di sesso, razza, genere, politica o religiosa. Chiunque può abbracciare il mattone. Se hai il mattone sei mio fratello (indipendentemente dal tuo rapporto col fisco).

1.3.4 Il mattone depreca dunque ogni forma di razzismo, eccettuata una: l’adesione al pensiero e alla dottrina politica del Sen. Cav. Antonio Razzi.

1.3.5 Il mattonismo ripudia la violenza, senza se e senza ma, come metodo di lotta e di risoluzione dei conflitti politici.

1.3.6 Il mattonista non si appellerà mai ai c.d. diritti umani, che in generale non riconosce, fatto salvo il diritto di andare alla banca e alla posta

1.3.6 Il mattonismo restituisce al mittente ogni tipo di etichettatura ideologica: esso non ha ideologia, perché considera le ideologie ormai prive di significato concreto. Nella fenomenologia laterizia, tutte le ideologie non sono altro che manifestazioni infantili del mattone.

1.3.7 I mattonisti, pertanto, non sono uniti da un’ideologia specifica, né (principalmente) da uno stile: essi sono uniti da un medesimo percorso esistenziale. Si diventa mattonisti attraverso un’intuizione spontanea di sympàtheia, con la quale si riconosce nell’altro un compagno, un amico o, meglio, un frèn.

1.4 Il mattone è accelerazionista: per mezzo della sua dialettica, mira ad aprire il cammino alla singolarità che porterà al collasso definitivo del paradigma attuale. Non si focalizza sul vantaggio marginale a breve termine, conscio che all’interno del suddetto paradigma sarebbe solamente una vittoria di Pirro. Al contrario, persegue alacremente la distruzione del paradigma attuale, sia creandone uno alternativo, sia applaudendo gli aspetti più demenziali e auto-distruttivi dell’attuale. Il mattonista è spettatore divertito dell’autofagia furente e postrema del Leviatano: cui, divorata ogni altra cosa, non rimane che pascersi delle proprie membra.

1.4.1 Ogniqualvolta il Pirgopolinice-in-capo lo pone (suo malgrado) di fronte all’ora delle decisioni irrevocabili, il mattonista auspica la soluzione più forzata, delirante, impudica e gravida di precedenti maialeschi, affinché anche lo sprovveduto e l’ingenuo inizino a guatare nell’abisso, a maturare la convinzione che non si possa combattere con la ragione un nemico che non conosce misura, che ostenta impenitente le proprie vergogne.

1.4.2 La Costituzione italiana è un colabrodo, che permette qualsiasi porcata in nome del “progresso”, fra gli applausi scroscianti di cinque generazioni di costituzionalisti. Pensare possa rappresentare una trincea è ingenuo. Il ritorno allo “spirito del ’48” e le interpretazioni “originaliste” sono prospettive velleitarie. 

1.5Il mattonista è terrapiattista, sennò come fanno gli antipodali a non cadere giù? In ogni caso, non ritiene che la Terra sia effettivamente piatta: non è questo il punto.

1.6 In qualità di dottrina spirituale, il mattonismo è applicabile a tutti i campi dello scibile umano (e anche a ciò che, trascendendo la ragione umana, non pertiene all’ambito dello scibile).

* * *

2. La società dello spettacolo, mediata dalla TV e dai mezzi di propaganda, ha creato una realtà fittizia, neanche lontanamente rintracciabile coi propri sensi, i quali restituiscono puntualmente una realtà differente da quella presentata dai media. Chi intende persuaderci del contrario, si prepari a fallire. Pertanto, il mattone rappresenta una risposta reale alla realtà fittizia inscenata dai media.

2.1 Esso non solo rifiuta la “realtà”, ma – avanguardisticamente – ne crea una alternativa, speculare e insieme opposta, dove i conflitti, i concetti e le categorie della propaganda cessano di avere significato.

2.1.1 Il mattone siede, non invitato (e a mani vuote), allo stesso tavolo dei media, giocando al loro stesso gioco, celando nella manica l’idea clandestina della verità.

2.1.2 In questo gioco mediatico – perché di gioco ormai si tratta – è il racconto a produrre la realtà, al fine di suscitare la cieca adesione del pubblico. In questa dinamica, il potere non riesce a reprimere in sé la tentazione di saggiare costantemente la fedeltà incondizionata dei propri adepti, inabissando sempre più la narrazione nell’incoerente, nell’assurdo, nel demenziale.

2.1.3 Paradossalmente, tanto più si è ciechi e sordi, tanto più si è immuni alla narrazione. Viceversa, tanto più si gode di buona vista, tanto più si è vulnerabili alla narrazione. Il mattonista gode di ottima vista, eppure egli è lontano dalla narrazione esattamente quanto lo è il cieco.

2.1.4 Il mattone, dunque, intende spettacolarizzare la rottura del racconto.

2.2 Essendo stati i principî tradizionali della logica, della scienza, della filosofia, della politica e dell’arte inglobati dallo spettacolo, resi deformi e insignificanti, il mattone li riabilita e dignifica con nuove pratiche di de-spettacolarizzazione della realtà. Il mattone, con una mossa estemporanea e impreveduta, irrompe sul palcoscenico e, invasato dal sacro furore, avoca a sé tutte le parti: protagonista, comprimario e comparsa. Ma è esso l’unica menzogna (il mattone non esiste), mentre, andando in scena, racconta solo verità.

2.2.1 Rifiutando formalmente suddetti principî, li riabilita e restituisce loro nuova vita, compiendo il processo inverso della realtà mediata dallo spettacolo, che formalmente li accetta, di fatto li umilia. Banalmente, rifiutandone la codifica, permette nuovi spazi di possibilità. In definitiva, il mattonista è infinito a se stesso.

2.2.2 Il mattone non è la verità, né la possiede, ma si propone di rompere lo specchio che ne occulta la vista. Esso restituisce l’uomo all’idea di verità immanente: è anti-modernista propriamente in quanto rifiuta di credere che non esista uno stato delle cose. Il mattone asserisce, quale condizione necessaria alla libertà, la facoltà dell’uomo di poter cogliere e affermare la verità; plaude l’anelito del generoso che tende a essa.

2.3 La prassi con cui il mattone attua i propri propositi consiste nella denuncia del dibattito, la ricusazione di un non-dibattito aprioristicamente deciso e indirizzato da chi può disporre del palcoscenico. In una situazione nella quale il dibattito stesso è premasticato dalle mascelle onnivore dello spettacolo, il mattone si rifiuta di parteciparvi, e anzi lo denuncia come metodo di imposizione delle idee.

2.3.1. Poiché la noesis è un principio gnoseologico superiore alla dianoia, il mattonista intende recuperare l’intuizione quale strumento conoscitivo imprescindibile del pensiero logico, a maggior ragione in un’epoca di sistematica distorsione e adulterazione del pensiero  scientifico a opera dei padroni del discorso.

* * *

3. Il nostro secolo fa apologia di sé rivendicando la scienza e la tecnica quali principî normatori neutri e infallibili del proprio agire: il mattone, novello Prometeo, intende smascherare questa pretesa, indicando la volontà quale motore ultimo di ogni agire umano.

3.1 Il dominio della tecnica presuppone che la gestione della vita e la composizione dei conflitti siano un problemi scientifici, razionali, oggettivi. Negandone la natura meramente politica, il potere si serve di esperti e del cosiddetto consensus scientifico per celare il suo dominio e dissimulare la sua natura tirannica.

3.2 Il percorso esistenziale alla base del mattonismo è costituito dal rifiuto del principio di autorità, e della narrazione cui esso si confà. Il mattonismo ritiene che nessuna verità possa essere appresa dall’elaborazione statistica di dati. Piuttosto, le preferisce l’aruspicina in quanto questa, pur corrispondendole nella sostanza, è arte più antica e veneranda. Naturalmente non crede a nessuna delle due, ma non è questo il punto.

3.3 Il potere consiste nel poter stabilire relazioni causali – o affermarne l’assenza – ex auctoritate. Una prerogativa tanto cruciale non può essere abbandonata a un “libero dibattito scientifico” dagli esiti imprevedibili, ma viene avocata a sé dal potere, il quale, disponendone a suo arbitrio, inscena una pseudolibertà, uno pseudodibattito, una pseudoscienza.

3.3.1 La scienza funge sia da notaio che propagandista del potere. Ha abbandonato il metodo per divenire un culto burocratico.

3.3.2 Alla cosiddetta “verità scientifica” opponiamo l’intuizione, la congettura, il motto di spirito, in quanto estranei alla rama dello spettacolo.

3.3.3 Le fonti sono corrotte alla fonte. Questo significa che il mattone non persegue una concezione in cui l’agorà, la sfera pubblica, sia occupata da individui che devono essere sostanzialmente “giornalisti di sé stessi”. Oltreché utopica e irrealistica, tale soluzione contribuirebbe solo a occultare ulteriormente il dominio degli attuali “padroni del discorso”, contribuendo alla conservazione del loro giogo. 

3.3.4 Nessuna realtà è reale se non è incarnata e dunque direttamente esperita. La vita è verità, la verità è vita.

3.3.5 Solo i fatti sacri possono fregiarsi -non abusivamente- dell’attributo della verità: essi non solo sono indimostrati in quanto degni di fede, ma degni di fede in quanto indimostrati. Solo un fatto cui difetti a priori l’attributo di verità può necessitare di una dimostrazione. Si dimostri il contrario.     

3.3.6 Il mattone persegue la disintermediazione totale delle relazioni umane e mediatiche, che per essere possibile deve essere totale e radicale.

3.4 I mattonisti accettano le offese, gli insulti e in generale qualsiasi manifestazione civile o incivile di dissenso tra i membri e gli esterni, come mezzo dialettico autentico di formazione del sé pensante, contrapposto al super-io dell’uomo soia che mette in scena non-pensieri, imparaticci e preconfezionati.

3.4.1 Il mattonista non è vulnerabile ai rovesci della fortuna e alle provocazioni dei perfidi. Egli non si lascerà turbare dal disprezzo del mondo, perché sa che la via verso l’ascesi è perigliosa e lubrica.

3.5 Con il crollo delle ideologie e in generale della società di massa collettiva, nel mondo 5.0 post-pandemico, non è rimasto più alcun corpo intermedio tra il sé e l’altro, nemmeno la propria carne. Il mattonismo desidera riallacciare questa intermediazione attraverso il “webs”, sovvertendo le vecchie categorie mitiche.

3.6 Il mattonismo ritiene pertanto il webs il terreno più fecondo per la nascita di un nuovo esser-ci, di nuove costruzioni sociali, antropologiche, ontologiche, fino a ora impossibili perché bloccate dalle intermediazioni delle strutture di potere. Il webs, nonostante tutto, resta il non-luogo più libero della terra. Pertanto, il mattone non intende digitalizzare la realtà, ma realizzare il digitale.

3.6.1 Il mattonismo si serve delle categorie della cultura pop e del lessico mutuato dal linguaggio urbano per esplicitare e rendere manifeste queste categorie.

3.6.2 I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.

* * *

4. Lo shitposting e la post-ironia multilivello rendono indistinguibili agli occhi dei non-mattonisti – o “normie” – realtà e finzione, finzione e realtà, minando lo spettacolo nelle sue fondamenta.

Questi mezzi mirano pertanto alla costruzione di un nuovo linguaggio mitico, ora esplicito, ora allusivo, e perciò connette il mattone (e chi lo possiede) al linguaggio del divino e della verità.

4.1

4.2 La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà. 

4.2.1 La bancarotta intellettuale della scienza moderna è testificata, tra le altre cose, dalla mancata enunciazione del punto 4.2 come legge naturale.

4.3 Il Maciste è l’eroe moderno in grado di gettare lo sgardo al di là della menzogna dello spettacolo e gridare la verità al mondo. Può fare ciò perché è bello, ed è bello perché in grado di fare ciò: la gnoseologia mattonista è fondata sulla kalokagathìa.

4.3.1 Se l’Uomo-Soia, orbato del bello e del sacro, non può avere altro orizzonte assiologico e spirituale se non nel lavoro smart, nel virtuale e nel consumo, il Maciste ambisce a ricongiungersi pienamente con ognuna delle proprie facoltà manuali, intellettuali e spirituali.

4.4 Il mattonista è a tutti gli effetti una singolarità infinitesimale di una intelligenza-sciame, simboleggiata dal mattone.

4.4.1 Il mattone rigetta il crepuscolarismo e il rifugio tranquillo in una realtà mitica fittizia. Esso è la sfida vitalistica alla realtà post-pandemica.

4.5 Il cerchio non esiste, ma se esistesse la sua area sarebbe circa i tre quarti di quella del quadrato ad esso circoscritto. 

4.6 King Kong > Godzilla 

* * *

5. Siccome la modernità è l’interminabile e ubiquo funerale del mondo, solo dalle ceneri della sua debilitata ragione potrà rinascere la vita.

Questa è letteralmente la nostra ideologia.

* * *

Qui una “traduzione non ufficiale” in francese

Qui la versione inglese

24 thoughts on “IL MATTONE

  1. Naturalmente mi dissocio, non dal MAttoNIFEST ma dal fatto che esso sia stato scritto.
    I principi in esso puntualizzati (o principi del tutto opposti, ma non è questo il punto) erano comunque perfettamente a chiari a chiunque avesse aderito o gravitasse intorno al mattonismo, con la chiarezza che solo l’intuizione può dare e a cui la parola, tanto meno se scritta, non potrà mai avvicinarsi.

    La natura del mattonismo è visceralmente anti-elitaria e non prevede nessunissimo percorso iniziatico: chiunque trovi il mattone può senz’altro abbracciarlo, senza se e senza ma.
    Ma con la pubblicazione del MAttoNIFEST si avrà l’afflusso di pseudo-mattonisti che pur non avendo trovato il mattone penseranno di averlo “capito” “leggendo” un “testo”; e ciò precluderà loro ogni possibilità di trovare davvero il mattone anche in futuro.

    Se i pseudo-mattonisti saranno legione finiranno per diluire lo splendore del mattonismo in un oceano di soia.

    In summa, il MAttoNIFEST sono perle ai porci e andrebbe distrutto prima che sia troppo tardi.

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    1. No, non concordo affatto, pur concordando in misura omeopatica.
      Condivido infatti l’analisi ma oppongo conclusioni divergenti: chi non sente il mattone e ne finge illuminazione prematura non danneggia che se stesso.
      Simbolicamente, lo pseudo-mattonista mattoneggia il suo stesso cranio convinto di star colpendo altro da sé – perché ovviamente non ha cognizione della propria reale volontà. Al contrario, il vero mattonista esce vittorioso e purificato dall’eventuale riproduzione di pseudo-mattonismo, proprio perché in essa individua quella degenerazione potenziale cui è scampato e da cui nemmeno necessita una distinzione esterna.

      Il mattonista ama lo pseudo-mattonista come si ama il cuginetto ritardato.

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  2. Noesis e dianoia per la mente sciame del mattonismo non sono proporzionali a intuizione vs deduzione logica.

    Noesis è l’intuizione in senso platonico aristocratico del singolo che si stacca dal gruppo e esce dalla caverna, cioè quello che fa una cosa che non serve a niente tanto si sa già che nessuno gli crederà.

    Dianoia non inficia l’intuizione ma al contrario delle pretese sul mondo molto sissy delle idee (conosciamo il passatempo preferito all’Accademia) considera i concetti come delle solide ma solo funzionali pietre su cui camminare sul fluido divenire acquatico che é lo spazio/senso del procedere – non le pietre che sono solo mezzo.

    Proprio come dice Bruno quando afferma che la gioia non è uno stato ma il passaggio da uno stato all’altro.
    La permanenza in uno degli stati, che analogicamente è la fissità del concetto ben definito o la stucchevole eternità iperuranica delle idee, genera tristezza; felicità è muoversi, raggiungere uno stato e poi cambiarlo nuovamente.

    Il mattonista capisce che la sostanza non è in ciò che è permanente (la cosa in sé vetero metafisicamente o il concetto linguisticamente) ma in ciò che è può tornare fluido, non nell’atto ma nella capacità di ricreare la potenza che l’atto realizza ma esaurisce, non l’uno dell’ordine dell’algoritmo amministrativo né il molteplice ricco ma caotico bensì la strada che li collega biunivocamente, mentre oggi conosciamo solo il percorso dal disordine (violento caotico) all’ordine (violento oppressivo).

    Ritrovare il molteplice comunitario non è il punto di arrivo e di stasi ma è la precondizione per recuperare la libertà di muoversi ossia, qui è il punto, dal disordine delle infinite potenzialità si crea l’ordine che ne realizza pienamente una, ma dall’ordine si deve saper tornare all’infinità potenzialità perché non è “l’atto” il vero compimento ma “la realizzazione di un atto”.

    Oggi ci troviamo al cortocircuito epocale di questa aporia: l’ordine inizia a pretendere di ripetersi nell’eterno ritorno dell’uguale tecnologico/biopolitico, quello di un soggetto/potere unico centrale che per esistere ➡️ o meglio per persistere indefinitamente ⬅️ sussume a sé negandole tutte le altre soggettività 👉fino a iniziare a divorare se stesso👈

    QUINDI

    1-noi non neghiamo la necessità di un ordine, cioè riconosciamo la validità e la bontà della via che porta dalle infinite potenzialità all’atto, ma affermiamo che esser-ci pienamente è anche saper ripristinare la via contraria 👉fino a oggi inesplorata👈 che (ri)porta dall’atto alla infinita potenzialità (dove oggi il potere vuole si intenda atto come ordine, infinita potenizalità come disordine). È l’inoperosità di Agamben ma detta, obiettivamente, molto meglio.

    2-non neghiamo il soggetto uno/centrale ma affermiamo che la pienezza del soggetto è nel suo realizzarsi fra entrambi i poli dell’Uno e del Molteplice, del comunitario e dell’individuazione
    👉Oggi siamo sul punto di cadere nel buco nero dell’Uno, dobbiamo attivare linguisticamente e poi politicamente un grande reset verso il Molteplice👈

    3-per noi l’intuizione non è di una idea o di un concetto ma è nel valore della dianoia -al di là di qualsiasi acquisizione definitoria- come sacro rito comunitario per eccellenza fin da quando grufolavamo insieme nella semioscurità delle caverne: l’unica dimensione in cui “uno/molteplice”, “caos/ordine oppressivo”, possono evitare di cristallizzarsi nella eterna ciclicità necessariamente violenta di “big bang-buco nero-big bang” realizzando la missione cosmica dell’uomo:

    ➡️ più che la “coincidentia”, la “coexistentia oppositorum” coesistenti in quanto polarità che definiscono lo spazio dell’agire storico, questa volta 👉per la prima volta👈 percorribile in entrambi i sensi ⬅️

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  3. Siete un branco di pseudointellettuali ridicoli e velleitari. Oltre che complottisti. Continuate a giocare con le parole, la realtà continuerà ad esistere.

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    1. La realtà al di fuori delle parole nel discorso che la interpretano “non può esistere” ossia esiste solo se un soggetto la interpreta agendo in e su di essa. Il soggetto cioè chi ha un progetto da realizzare, tu e io, esiste in quanto di relaziona e modifca la realtà non solo in quanto vi si adegua, altrimenti non sarebbe un soggetto ma parte di una realtà/natura perfettamente inerte.
      L’azione non è solo lavoro + guerra, è in primo luogo linguaggio che non solo replica nei suoi schemi un ordine esterno a esso ma i cui schemi indicano una direzione e uno scopo all’azione trasformatrice/creatrice in una dialettica “da non risolversi” fra movimento “dal” non organizzato “allo” schema e poi viceversa, rottura/disorganizzazione dello schema precedente per crearne uno nuovo.
      Noi non vogliamo schemi fissi e non vogliamo il disordine senza senso per quanto possa romanticamente apparire vitale e liberatorio.
      Cerchiamo e troviamo il movimento, la strada che va in entrambi i sensi e oggi, nel passaggio storico più drammatico in cui l’ordine dello schema sta per prendere definitivamente il sopravvento su qualsiasi movimento/vitalità/molteplicità possibile, annunciamo l’inevitabile redde rationem in cui quello schema nato per affermare il potere di soggettività orientate interamente all’ordine dello schema si renderanno conto che lo schema stesso non è un semplice mezzo di cui disporre liberamente ma finisce per prendere il sopravvento sulla stessa soggettività umana (basta, fra i molti, citare il discorso di Heidegger sulla tecnica).

      Il mattone indica una via necessaria, che esiste già, ma che non esisterà “nella realtà” finché non la faremo esistere in quanto “noi tutti” e vedrai che fra poco la gente capirà l’urgenza di uscire da un percorso che si sta rivelando una trappola senza vie di fuga.

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  4. 18 Marzo il giorno del mio compleanno la narrativa ha deciso di sacrificarlo a l’ascienzah! Bene, apri butta un mattone e richiudi poiché nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario ma tu semplice mattonista se la verità potrebbe uccidere lascia che muoiano.

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  5. leggere /pol e pensare di essere i soli, per trasportarlo in italiano sembrando “soooo edgy”.
    Stessa filosofia clown world ma di fazione opposta. Solo molto più ininfluente dell’originale made in Stalin.
    Bocciato per assenza di fantasia.
    Smettete di incarnarvi nei meme, è triste quanto essere soia.

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  6. Siete le prime vittime, quelle più gustose e preferite, del Potere, poiché non avete la forza dell’Oltreuomo nell’accettare e superare la Realtà del mondo. Bacchettate in un’orgia di paradossi su quelle stesse contraddizioni che avere giurato di distruggere. Piatti, inutili, tutti uguali e parte inamovibile del substrato del monolita della società. Proprio come un mattone. Siete liberi solo nella vostra stessa propaganda. Cringe.

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